Gianfranco Scassi

Oltre la pittura

La fisica classica e il suo senso comune parlavano una lingua fatta di "assoluti"e di "cose" distinte (spazio, tempo, oggetto, causa, materia, vuoto, forza, massa) .

Nell'infinitamente piccolo della materia subatomica le vecchie" sostanze" entrano in "relazione" reciproca e divengono "processi", strutture dinamiche di cui il soggetto non è più spettatore esterno , ma parte integrante : massa-energia , corpuscolo-onda , forma-materia, pieno-vuoto, spazio-tempo, esterno-interno rappresentano le conversioni e le equivalenze paradossali della fisica relativistica e quantistica.

Si affianca all'idea classica di "cosmo" come ordine e prevedibilità, il problema di una "materia" irrapresentabile nella simmetria ordinaria tra "idee" interne e "sostanze" esterne, dove le particelle elementari non sono più "cose" ma si disincarnano per diventare puri numeri, la Realtà incontra il limite della Probabilità, e la complessità della scienza sembra marcare un divorzio irreversibile con il senso comune.

Di fronte alla nuova "materia" , indeterministica e complessa , l'arte può conservare un proprio ruolo conoscitivo? In un mondo che non conosce più la misura delle evidenze comuni , la creazione artistica può soddisfare ancora l'esigenza di "abitare"un mondo proprio,essere ancora Poiesis, produzione di senso condiviso ,sociale?

L'opera di Gianfranco Scassi prende forma in queste coordinate epistemiche ,dialoga con la materia "minima" del cosmo, ma non indulge al minimalismo delle "piccole cose" ,affronta di petto le sfide teoretiche della scienza senza trincerarsi nel rifiuto "apocalittico" della contemporaneità, nella memoria di un' "arte bella"o superficialmente naturalistica,oppure nell'evasione kitsch e formalistica delle responsabilità conoscitive e morali dell'arte.

Arte metafisica la sua (nel senso peculiarmente filosofico) ma non consolatoria , visionaria ma non irrazionalistica, perchè lucidamente consapevole dei limiti e dei paradossi che, nella "crisi dell'oggetto",sposano l'arte moderna con la scienza della complessità : spinge lo sguardo oltre il visibile dei corpi macroscopici ("...mi spingo fine al limite del visibile e scorgo le frequenze energetiche"), immergersi in uno spazio-tempo non misurabile sulle coordinate cartesiane della tela ("...entrare in un tempo che non ha tempo e può misurarsi solo con le proprie emozioni"), utilizzare la materia (forme,colori,masse) per rappresentare ciò che"in sè" non ha forma visibile,colore,massa.

Qual è il senso di un'operazione estetica che ha la vocazione dell'impossibile, che dialetticamente oscilla tra avventura sensitiva e coscienza del limite"noumenico"?

Percorrendo l'itinerario poetico di Scassi, il gioco delle suggestioni condice il visitatore a rivivere il brivido pascaliano davanti all'infinitesimale, lo smarrimento lucreziano e leopardiano di fronte all'infinito cosmico, ad immaginare (abbandonando il velo di Maya e l'intellettualismo occidentale) le vibrazioni atomiche come momenti di un'unica gigantesca danza cosmica (la danza di ?iva) e trascina e coinvolge ogni fibra dell'essere.

Ma la risposta non può esaurirsi in una serie di suggestioni (per quanto affascinanti) , e investe le ragioni stesse della scelta estetica di Scassi.

Un percorso poetico e artistico nel grande filone dell'astrattismo che dalle sue origini teorizza un segno non naturalistico e non verbalizzabile, cercando invece la simmetria profonda tra forme colori e vibrazioni dell'anima,a sua volta protesa verso nuove associazioni sinestetiche con il senso musicale nel progetto di una espressione artistica unitario del mondo interiore.

Come la fisica delle particelle mostra una" materia" organizzata in una rete dinamica di connessioni,così l'"oggetto" artisico viene spogliato di ogni denotazione empirista e monosemica e visto con l'occhio olistico, globalizzante, che non registra dati percettivi puntuali,ma connette e interpreta nella mente percezioni, segni, concetti, suoni in un unico irriducibile.

Arte astratta ma non solo; il pensiero visuale dell'artista non rispecchia essenze e dati naturali della materia e la sua scienza sa poco( come noi) ma vuole agire, simulare nuovi contesti percettivi, provocare in chi guarda-ascolta quel disagio e spaesamento che soli preludono alla ricerca e alla vera esperienza spirituale.

                                                                                                                                                                                                                                           Dario Siess

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